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mercoledì, gennaio 15, 2003
 

PALESTINA: controllo e povertà
ALJAZIRA.IT
Nel Negev il 70% delle famiglie palestinesi vive sotto la soglia di povertà
Un sondaggio, condotto su circa mille persone dei villaggi arabi e degli insediamenti ebraici nel Negev, rivela un'opinione assai diffusa, secondo la quale la produzione economica è estremamente allarmante, a causa, in particolare, della diffusione della povertà tra le famiglie arabe di quella zona. Dal sondaggio emerge che la situazione è pressoché identica nei Territori, con un'eccezione nel Negev, dove le famiglie che vivono sotto la soglia della povertà sono più del 70%. Una grande percentuale dei ragazzi soffre, qui, di malnutrizione, al punto che un bambino su due ne soffre. Dal sondaggio emerge, inoltre, che una larga percentuale di ragazzi va a scuola e torna a casa senza aver consumato i pasti e in molti casi senza aver fatto colazione. I responsabili palestinese per l'assistenza sociale nei villaggi hanno affermato di non essere stati colti di sorpresa dai risultati raccolti, essendo profondamente coscienti della difficile situazione economica dei territori palestinesi, in particolare del Negev. Si dicono inoltre convinti che nel corso del nuovo anno la situazione rimarrà allo stato attuale, senza particolari miglioramenti.


I Palestinesi presentano, per la prima volta, il bilancio preventivo annuale
L'Autorità Palestinese ha presentato, per la prima volta in venti anni, il bilancio preventivo per il 2003, dopo che è stata approvata una nuova ed intransigente linea politica per gli investimenti pubblici. Sulam Fayyad, Ministro delle Finanze palestinese, ha approvato il bilancio preventivo e ha dato la sua approvazione al versamento di 1,748 milioni di dollari, da parte degli Usa, a sostegno della disastrata economia palestinese.
Il bilancio preventivo prevede 204 milioni di dollari, con una media di 17 milioni di dollari al mese dai dazi doganali; 324 milioni di dollari per indennizzo da parte di Israele, per una media di circa 27 milioni di dollari al mese; 528 milioni di dollari da finanziamenti esteri; 212 dollari da paesi donatori per finanziare progetti di sviluppo.
Accordo tra Israele e Stati Uniti sul trasferimento dei capitali palestinesi
Un rappresentante del governo israeliano ha dichiarato che Israele e gli Stati Uniti si sono accordati sulle disposizioni per il trasferimento dei capitali stanziati da Israele per l'Autorità Palestinese: "Abbiamo raggiunto un accordo con gli Usa che stabilisce che i contabili americani esaminino accuratamente i conti dell'Autorità Palestinese per accertare che i capitali, di cui sarà completato il trasferimento, non siano utilizzati per finanziare il terrorismo". I versamenti cominceranno nei prossimi giorni su base mensile, ma se ci accorgiamo che il denaro è impiegato per finanziare l'attività terroristica, congeleremo di nuovo i pagamenti, senza considerare altro". Israele ha già trasferito all'Autorità Palestinese, tra luglio e dicembre scorsi, attorno ai 67 milioni di dollari, degli originari 500 milioni stabiliti dal preventivo del Fondo Monetario Internazionale.

4 miliardi di dollari di deficit nel bilancio Israeliano dello scorso anno a causa dell'Intifada
Il deficit finanziario totale nel bilancio pubblico di Israele, durante lo scorso anno, ha raggiunto circa 4,1 miliardi di dollari americani, equivalenti al 3,9% del prodotto nazionale israeliano. I dati pubblicati dall’Ufficio Contabile Pubblico del Ministero delle Finanze israeliano illustrano i dettagli di questo deficit nel bilancio pubblico alla fine del mese di aprile dello scorso anno, completato, poi, nel quadro della linea di grandi riduzioni che ha predisposto il Ministero delle Finanze. La situazione finanziaria, discussa nel mese di settembre del 2001, da una media di deficit che arriva al 2,4% del prodotto nazionale ha raggiunto, all’inizio del 2002, una media del 3%. Il Ministro delle Finanze israeliano Silvan Shalom pensa che sia necessario per il governo mantenere la stabilità economica rinforzando la posizione economica di Israele nel mondo. E il contabile pubblico presso il Ministero delle Finanze Nir Ghal’ad, che fa parte - a Washington - della delegazione israeliana che discute il problema della sicurezza finanziaria, ha detto: “A noi preoccupa la riduzione del livello delle spese in bilancio; abbiamo vietato, durante gli ultimi mesi, la firma di accordi commerciali con i fornitori, e abbiamo avuto successo nella riduzione delle spese fino al 98% del bilancio originario”.
(FONTE:
Aljazira.it)

 


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